La beata riva. Trattato dell'oblìo. Preceduta da un «Ragionamento» di Gabriele D'Annunzio
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Prezzo online: € 26,00
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ISBN:
9788894782028
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Editore:
Cloralia Edizioni [collana: Leukè]
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Genere:
Filosofia
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Dettagli:
p. 304
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Contenuto
'La beata riva' (pubblicata originariamente nel 1900 in coppia con 'Il fuoco' di D'Annunzio, quasi a formare un dittico inscindibile) costituisce la perfetta sintesi della concezione critico-estetica dell'Autore. Ambientata nella Venezia wagneriana di fine Ottocento, tra gli evocativi giochi di luce tra acqua e pietra, la «piccola bibbia dell'estetismo italiano 'fin de siècle'» (per usare la felice definizione di Pietro Gibellini) «si propone un alto valore educativo, e auto-educativo, poiché la riflessione, seguendo un percorso che, al pari di quello degli iniziati o dei convertiti, muove dalla morte dell'uomo vecchio per generare il nuovo e presuppone l'oblío del male per ricercare il bene. 'Trattato dell'oblío' recita infatti il sottotitolo, non meno esplicito del titolo, tratto dai versi in cui il mistico pellegrino del 'Purgatorio' si avvicina al Lete e all'Eunoè: "Quando fui presso a la beata riva, / 'Asperges me' sí dolcemente udissi, / che nol so rimembrar, non ch'io lo scriva". Anche al suo lettore, Conti donerà "un istante d'oblìo, una tregua breve alle angoscie dell'esistenza", guidandolo alla "sospensione dell'incredulità" e immergendolo nella "bella riva, ove primavera è sempre ed ogni frutto"». A corredo della presente edizione, il lettore troverà alcune immagini, tratte dal Fondo Conti, custodito presso l'Archivio Contemporaneo «A. Bonsanti» del Gabinetto Vieusseux di Firenze, che costituiscono quello che Gloria Manghetti ha giustamente definito «un selezionato album che auspichiamo permetta di richiamare la concretezza materica dell'officina dello scrittore» e al contempo valorizzi «un'opera di assoluta preminenza nell'ambito della produzione del suo autore». "Una sera di settembre percorrevo, in compagnia di Domenico Tumiati, la via Bolognese lungo il borgo del Pino a due chilometri da Firenze, e tentavo parlare al mio amico della essenza della musica. Poiché m'era assai difficile esprimere il mio pensiero, venne in mio aiuto la natura. Sostammo dinanzi ai cipressi della villa Salviati, mentre dietro i colli fiesolani sorgeva la luna. Ella sorgeva e diffondeva per le campagne il suo silenzio, stendeva sugli alberi, sulle case, sulle colline il suo velo, e dietro quel velo si vedevano impallidire i piccoli lumi della terra. A tutte le creature che avevano tremato sotto la diurna luce implacabile, ella donava una pace simile a quella che dà la preghiera. E si sentiva il suo potere benefico venir di lontano, da un punto tanto lontano dalla nostra esistenza e tanto vicino alla nostra vita. Io dissi al poeta che era meco: la musica è come questa luce. Ella appare come la manifestazione d'un mistero che sia fuori di noi e parla al mistero che è in noi. Innanzi ad essa le forme delle cose fugaci si nascondono, e gli stessi simboli di ciò che è eterno sono esclusi dal suo regno; poiché ella è la voce limpida e immediata del mistero e della eternità, è il ritmo sensibile dell'arcano che vive e che si cela nel cuore del mondo. E mentre la luna ascendeva nel cielo sereno, tutte le cose entravano a poco a poco sotto l'incanto del silenzio musicale."
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