Dannato cancro, non avrai il mio scalpo
Spedito in 5 giorni lavorativi
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Comincia sempre così, come una storia d'amore. Avresti dovuto andare, avresti voluto fare, ti avevano chiesto di essere. Invece per una scelta del caso ci si ritrova in ospedale, a farsi controllare per un dolorino, una flebilità improvvisamente, una sensazione malsana e lì dicono "E' un cancro". Da quel momento in poi si esce dell'umanità e dalla quotidianità per entrare in un tunnel che ha due possibili uscite, una buona e una cattiva; ma comunque vada è pur sempre un lungo, buio, maleodorante tunnel di dolore. Si può vedere la situazione in chiave religiosa o pragmatica o ascetica; oppure ( molto più seriamente) si può persino prenderla a ridere. Elisabetta Fusi, già campionessa nazionale di nuoto con milioni di vasche all'attivo e ora a capo di una cellula base di matriarcato classico, affronta la malattia come una gara, consapevole della fatica, del male e dei cambiamenti fisici, sostenuta da un'ironia popolana e sardonica, ma anche da un'intelligenza e da una curiosità inestinguibile. Le sue pagine sono una guida in un viaggio che non si augura a nessuno, un invito ad assaporare la vita con felice consapevolezza, un grande, illuminante suggerimento per tutti.
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