La scuola fascista di giornalismo. Origini del controllo mediatico nel ventennio e riflessi contemporanei
-
Prezzo online: € 20,00
-
ISBN:
9791257490065
-
Editore:
Luni Editrice [collana: Presente Storico]
-
Genere:
Storia
-
Dettagli:
p. 160
Spedito in 5 giorni lavorativi
Contenuto
Da Mussolini a Vittorio Gorresio, da Amicucci a Bottai. E avanti con Giovanni Gentile e Luigi Barzini, Curzio Malaparte e Mario Pannunzio, Achille Starace e Silvio d'Amico: i protagonisti della prima scuola italiana di giornalismo (1930-1933). Cosa significò quell'istituto? Non solo la volontà di formare il giornalista di regime, ma un ambizioso progetto del sindacato: strappare agli editori il potere di creare nuovi giornalisti. Attraverso l'analisi e lo studio della Scuola fascista di giornalismo e dei suoi principali "registi", Gallavotti disegna un quadro estremamente utile per comprendere la realtà della comunicazione giornalistica negli anni Trenta che, in parallelo, corre a fianco a quella dei giorni nostri determinando la crisi nel mondo dell'informazione: il Ventennio ha propagato l'idea che il racconto del reale possa essere organizzato, manipolato, disciplinato. Questa logica non era soltanto prerogativa del fascismo, ma è stata applicata alla comunicazione giornalistica da tutti i governi totalitari del Novecento: leggendo come si costruivano le idee attraverso le linee guida della scuola fascista di giornalismo, si può intravedere che questo modus operandi non è scomparso, ha cambiato forma: si è passati da una divulgazione nazionale a una globale - allora come oggi senza verificare le fonti ma dando per reale ciò che viene comunicato - e la rivoluzione digitale non ha solo imposto la sua gerarchia nel veicolare le notizie; ha soprattutto logorato le basi che sostengono il giornalismo come professione autonoma. E senza indipendenza, l'informazione perde la sua funzione pubblica, diventa strumento. Ieri della dittatura fascista, oggi delle grandi piattaforme online.
|