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Per un caso del destino. Una storia personale, 1938-1945

di Rochlitz Imre

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Contenuto

All'età di tredici anni, espulso dalla scuola e costretto a fuggire da Vienna in seguito all'Anschluss nazista, Imre Rochlitz si rifugiò presso parenti nella città croata di Zagabria, allora nel Regno di Jugoslavia. Nel gennaio 1942, appena diciassettenne, gli ustascia (i fascisti croati) lo arrestarono e "in quanto ebreo, essendo pericoloso per l'ordine e la sicurezza" lo internarono nel campo di sterminio di Jasenovac, dove scavò fosse comuni. In punto di morte, Rochlitz fu liberato grazie all'intervento straordinario di un generale nazista. Alla prima occasione, fuggì con alcuni familiari sulla costa adriatica della Croazia, allora occupata dall'Italia. Nella parte centrale del libro, Rochlitz descrive i loro rapporti con gli italiani e attribuisce la loro sopravvivenza - e quella di migliaia di ebrei rifugiati nei territori occupati dall'Italia fascista - al rifiuto di militari e diplomatici italiani di obbedire a Mussolini e di collaborare alla loro deportazione. Dopo l'Armistizio, si unì ai partigiani di Tito diventando ufficiale e veterinario militare, e partecipando al salvataggio di decine di aviatori alleati abbattuti. Nel 1945 fuggì dal regime comunista jugoslavo e raggiunse l'Italia meridionale liberata. Nel 1947, all'età di ventidue anni, emigrò negli Stati Uniti. Con numerose fotografie e documenti personali a supporto del racconto, questa eccezionale testimonianza affronta argomenti ancora relativamente poco noti e contribuisce a chiarire le complessità e le contraddizioni del conflitto e del genocidio nei Balcani durante gli anni di guerra. Il Journal of Genocide Research, una delle riviste più prestigiose del settore, lo ha definito «un capolavoro fra le memorie sull'Olocausto».