La mia biografia
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Un giorno imprecisato negli anni Settanta o Ottanta, Meret Oppenheim si siede al suo tavolino dalle zampe d'uccello per stilare un proprio breve profilo biografico: dagli esordi che la vedono, giovanissima, tra i protagonisti del movimento surrealista, fino alla maturità, in cui continua a perseguire una ricerca dove si amalgamano natura, storia, inconscio e gioco. Man mano che avanza nella stesura, però, quello che doveva essere un freddo curriculum in terza persona si trasforma a sorpresa in una narrazione: cedendo alle tentazioni della penna, Oppenheim si abbandona a pensieri e confessioni, appunta sogni e fiabe che l'hanno ispirata, descrive la genesi delle sue opere (tra tutte il capolavoro Colazione in pelliccia, nato in risposta a una battuta di Picasso), racconta i retroscena delle celebri fotografie di Man Ray dove appare nuda e "inchiostrata" al torchio da stampa, parla di amici artisti come Alberto Giacometti, Dora Maar, Max Ernst e Leonor Fini. Il risultato è un testo inclassificabile, allo stesso tempo distaccato come un curriculum e intimo come una pagina di diario: l'autobiografia fulminante e onirica di una grande artista del Novecento. Il libro, curato da Lisa Wenger e illustrato con opere, fotografie e documenti tratti dagli album di Meret Oppenheim, è completato da un saggio della storica dell'arte Martina Corgnati.
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